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Suv e crossover battono compatte 4-3 (nel 2021)

ilSole24Ore – Rapporti Auto Business

La loro crescita nelle flotte è un trend inarrestabile

Suv e crossover sono sempre più le tipologie di carrozzeria preferite dagli automobilisti europei, in particolare per quelli che utilizzano l’auto per lavoro. Lo dimostra un’indagine di Dataforce che quantifica in un 28% sul totale delle vendite business continentali le immatricolazioni di queste vetture alla fine del 2017. Il trend di crescita è costante nel tempo: partite da una quota di mercato modestissima all’inizio del nuovo millennio (nel 2004 furono poco più del 5%), hanno iniziato a crescere con vigore (8% dieci anni fa, 15% cinque anni fa, quasi 26% lo scorso anno) e, secondo il Forecast di Dataforce, non rallenteranno la corsa nemmeno nei prossimi anni. Nel 2021 quasi un’auto aziendale venduta su tre avrà questa tipologia di configurazione.
I motivi del successo di Suv e crossover sono ben noti: aspetto grintoso, stile più marcatamente innovativo e in molti casi sportivo, posizione di guida sopraelevata. Ma la peculiarità più positiva in ottica business è che il gradimento si traduce in un valore residuo positivo, più elevato rispetto ad altre tipologie di carrozzeria. Il che è l’ideale soprattutto per le flotte aziendali, per le quali la vita “utile” è nettamente minore rispetto a quella per gli acquirenti privati e quindi, dopo 3-4 anni di utilizzo, poter contare su una quotazione dell’usato ancora sostenuta permette di abbattere il Total cost of ownership. La diffusione di Suv e crossover è favorita anche dal proliferare dei modelli, perché le Case costruttrici stanno convertendo la loro produzione sempre più verso i modelli più graditi dagli acquirenti.
Secondo il Forecast di Dataforce, che utilizza come fonti di informazione anche quelle ufficiali degli Oem, nel 2021 in Europa saranno in vendita ben 113 modelli differenti di Suv o crossover. Due anni fa erano soltanto 73. Molto meno “frizzante” il mercato delle altre tipologie di carrozzeria. Tra le compatte, fra quattro anni i modelli saranno 44, con un modesto incremento rispetto ai 36 in vendita due anni fa. Stabile nel tempo, invece, il numero di citycar (attorno alla trentina, così come per le medie). Poche le auto di classe superiore: 12 soltanto nel 2015, 14 quelle previste nel 2021.
Il cambiamento nei gusti dei clienti e il riposizionamento dell’offerta ha già prodotto un risultato eclatante nel mercato: le compatte (la Golf, se vogliamo riferirci a un esempio) non sono più le auto più vendute del continente nel canale business, ma dal 2015 lo sono diventate le Suv e le crossover. Non stiamo parlando, ovviamente, dei singoli modelli (la Golf rimane l’auto più venduta in Europa), ma del totale delle tipologie di carrozzeria. La forbice che differenzia Suv e compatte è destinata ad allargarsi ulteriormente da qui ai prossimi anni: nel 2021 ogni tre compatte si venderanno quattro Suv/crossover. Come mostra il grafico che pubblichiamo, quella delle Suv è l’unica tipologia di carrozzeria che crescerà di quota, mentre tutte le altre rimangono costanti nel tempo (e questo succede già da qualche anno). In concreto: l’aumento progressivo e costante delle immatricolazioni che si registrerà in Europa nei prossimi anni sarà tutto merito esclusivo di Suv e Crossover.
In valori assoluti, questo significa che dalle 750mila Suv e crossover immatricolate in Europa dalle flotte aziendali quest’anno (True fleets, ovviamente, cioè depurate dagli Special channels come rent-a-car e auto-immatricolazioni di case costruttrici, importatori e dealer) si sfiorerà il milione di “pezzi” già fra quattro anni. Mentre le compatte rimarranno sostanzialmente allineate attorno ai tre quarti di milione.
Ma quali saranno, invece, le tipologie di carrozzerie che vedranno assottigliarsi le vendite nei prossimi anni? Sicuramente le Small, cioè le citycar, che nelle flotte veleggiano da molti anni a una quota di mercato attorno al 10%. Nel volgere di un quadriennio scenderanno, secondo il Forecast di Dataforce, all’8%. Le auto di classe media sono da tempo in sofferenza: erano il 15% nel 2004, saranno meno della metà nel 2021. Quest’anno saranno circa l’8%. Il crollo delle vendite di Medie è iniziato con il downsizing innescato dalla crisi economica, ma la mazzata finale ha avuto come responsabile proprio il diffondersi di Suv e crossover di categoria media e inferiore. In sostanza, per chiarire il concetto con un esempio, gli automobilisti europei che utilizzano l’auto per lavoro rinunciano all’Audi A4 per mettersi al volante di una Q3. E quelli che un tempo sceglievano una Lancia Delta, oggi si mostrano soddisfattissimi della loro Fiat 500X.
Salvatore Saladino
L’autore è country manager Dataforce Italia

True Fleets Forecast 2017 – Un anno da Tipo

Salvatore Saladino

Secondo le previsioni di Dataforce, tra gli acquisti aziendali e i noleggi a lungo termine riscuoteranno grande successo la compatta torinese e la nuova Renault Scénic mentre l’Alfa Romeo Giulia più che raddoppierà le sue vendite

Le previsioni di Dataforce sul mercato automobilistico italiano del 2017 indicano un trend in crescita delle vendite che favorirà soprattutto il canale dei privati, mentre per le flotte aziendali è molto probabile un piccolo rallentamento. Nel 2016 le “True Fleets”, cioè le “flotte vere” (le immatricolazioni dirette delle aziende assommate agli acquisti del noleggio a lungo termine) hanno raggiunto un volume complessivo di quasi 350.000 unità, mentre il 2017 dovrebbe assestarsi attorno alle 340.000 nuove targhe.
È interessante vedere su quali tipologie di vetture convergeranno le scelte delle aziende italiane quest’anno e, soprattutto, su quali modelli. Ci viene in ausilio il Forecast di Dataforce, uno strumento molto sofisticato, realizzato sulla base di informazioni e indicatori macroeconomici puntualmente aggiornati, prezzi, sconti, campagne promozionali, cicli di vita dei modelli, appartenenza ai segmenti, immagine di marca. I risultati del Forecast vengono anche costantemente confrontati con gli analisti di mercato delle Case costruttrici stesse.
Il Forecast è in grado pure di segmentare le aziende in base al volume degli acquisti (o dei contratti di noleggio a lungo termine) che ogni società effettua ogni 12 mesi, dando così un’indicazione di “vitalità” delle società stesse relativamente al loro potenziale di immatricolazioni per anno mobile.
Nel 2017, le 340.000 vetture nuove che entreranno nei parchi aziendali avranno una proporzione simile a quella del 2016: circa 80.000 saranno acquisite da imprese che incrementeranno (o sostituiranno) la flotta con volumi compresi tra una e quattro unità, mentre 260.000 saranno le aziende che perfezioneranno acquisti (o contratti di long rent) più consistenti: da cinque vetture in su. Nel 2016 questi numeri, su un totale delle immatricolazioni di 350.000 unità, sono stati rispettivamente 85.000 e 265.000.
In relazione alla tipologia di vetture, quest’anno è prevista un’ulteriore crescita dell’interesse verso suv e crossover, un ritorno ai monovolume di medie dimensioni, una crescita delle vendite di vetture di segmento medio e risultati costanti in ambito citycar e utilitarie.
Quali saranno i modelli che susciteranno il maggior interesse degli utilizzatori business? Le stime di Dataforce, da cui abbiamo estratto una Top 20 previsionale, presentano parecchie sorprese. Per esempio, la Fiat Tipo dovrebbe sorpassare nelle immatricolazioni “True Fleets” la 500 L (per entrambe saremo comunque attorno alle 10.000 unità). Un raffronto con il 2016 in questo caso è molto utile: la 500 L lo scorso anno aveva totalizzato quasi 12.000 unità immatricolate ad aziende, la Tipo 4.300. In classifica, però, il primo posto sarà sempre della Fiat Panda, che totalizzerà 23.200 unità contro le 21.500 del 2016, quindi con un piccolo incremento. Detto per inciso, le circa 100.000 Panda immatricolate a privati nel 2016, scenderanno, secondo le previsioni di Dataforce, di circa il 7%.
Il secondo modello più gradito dalle flotte aziendali nel 2017 sarà la Fiat 500X (12.800 immatricolazioni a fronte delle 11.400 del 2016). Dopo le già citate Tipo e 500 L, un’altra Fiat: la 500, le cui vendite aziendali, però, dovrebbero scendere un po’: da 9.500 a 8.200. Costante la performance della Jeep Renegade, che dovrebbe attestarsi sempre attorno alle 8.000 unità, dopo il grande exploit del 2016. Al settimo posto un’altra delle sorprese: la Renault Mégane (berlina, Sporter e Grand Coupé): dalle 2.300 unità del 2016 passerà a sfiorare quota 7.000.
Sorpresona è la Opel Astra: se lo scorso anno le vendite business sono state circa 3.900, quest’anno dovrebbero arrivare a 6.300. Una ulteriore notizia ghiotta annunciata dagli analisti di Dataforce è che l’Alfa Romeo Giulietta, un modello certamente non freschissimo, dovrebbe continuare a dare soddisfazioni al reparto fleet della Casa del Biscione, con un incremento del 30% rispetto alle 4.000 del 2016. Dovrebbe infatti raggiungere quota 5.500. Ma questi volumi saranno insidiati, sempre in ambito immatricolazioni business, dalla performance della Giulia, che dovrebbe sfiorare le 5.000 unità (nel 2016 furono 1.900).
Un’altra auto che nel 2017 raggiungerà volumi attorno alle 5.000 unità è la nuova Renault Scénic, il cui successo tornerà ai fasti di un tempo. Sarà questa la monovolume più venduta, Fiat 500 L a parte, naturalmente. È interessante notare che nel Forecast True Fleets Top 20 non compare la Captur, che invece è ben posizionata sul mercato dei privati (secondo previsione, in questo canale dovrebbe passare da 21.400 a 24.100 unità). L’indicazione che ne emerge, insomma, è che la Scénic dovrebbe incontrare il gradimento della clientela business, come da un po’ tempo non avveniva più, probabilmente anche perché la Casa francese l’ha un po’ “suvvizzata”.
Tra le novità di recente lancio, uno dei modelli che dovrebbe incontrare il gradimento della clientela business sarà la nuova Peugeot 3008. Dovrebbe moltiplicare per cinque le vendite del vecchio modello registrate nel 2016, arrivando anch’essa a raggiungere volumi di oltre 4.500 esemplari.
L’autore è country manager di Dataforce Italia

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In Europa le flotte aziendali crescono del 10%

Salvatore Saladino

Il mercato europeo delle flotte cresce a doppia cifra: +10% nel primo quadrimestre, con l’Italia che mostra una vitalità superiore a tutti gli altri Paesi automobilisticamente rilevanti. Francia, Germania, Italia, Spagna e Regno Unito hanno fatto registrare nei primi quattro mesi dell’anno un volume delle vendite aziendali superiore a quello dell’ultimo anno pre-crisi, il 2008.

Sono queste le risultanze principali della ricerca realizzata per Il Sole 24 Ore da Dataforce, la società internazionale di analisi sul mercato dell’auto con sede a Francoforte. Particolarmente evidente l’incremento sul mercato italiano, dove le flotte vere (cioè le immatricolazioni aziendali dirette delle aziende, compresi i contratti di leasing a Partita Iva, le vendite ai noleggi a lungo termine e quelle agli utilizzatori professionali) hanno fatto registrare un volume incrementale di vendite di 13,7 punti percentuali in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Molto significativo il risultato di aprile: +22,4%, miglior risultato di sempre per il mercato aziendale italiano. Tutti i primi 10 brand nella graduatoria dei volumi hanno incrementato le immatricolazioni (tranne Peugeot -7% e Smart -1,4%), con Ford, che occupa la quinta posizione, che ha fatto segnare un incremento del 47%. Meglio ancora ha fatto Toyota, che ha quasi raddoppiato le immatricolazioni aziendali rispetto al primo quadrimestre 2015. Eccellente aumento delle vendite anche da parte di Audi (+27,3%), di Mercedes (+20,9%) e di Bmw (+20,2%), a indicare che il mercato italiano business guarda con sempre maggiore favore ai brand premium. Da sottolineare che i primi 10 marchi in graduatoria (Fiat, Volkswagen, Audi, Mercedes, Ford, Bmw, Renault, Peugeot, Toyota e Smart) rappresentano insieme il 72% del totale delle immatricolazioni aziendali. Un mercato, dunque, concentrato su pochi marchi preferiti e su tipologie di modello ben precise: crossover, Suv e station wagon, con i primi che occupano posizioni di rilievo nella classifica per modello (la Fiat 500X è quarta assoluta e la “cugina” Jeep Renegade ottava).

Anche in Francia il mercato dell’automobile aziendale appare in ottima salute: aprile è stato il nono mese consecutivo con saldo positivo: nel 2016 il bilancio parla di una crescita del 13,3%, ovvero più del doppio rispetto all’incremento del mercato retail (+5,2%). Quello transalpino è, come ben noto, un mercato fortemente orientato sul prodotto nazionale, con la graduatoria delle marche preferite che vede al primo posto Renault, seguita da Peugeot e da Citroen, mentre nella top ten dei modelli compare soltanto una straniera: la Volkswagen Golf (al nono posto). Ottima la crescita di Bmw (quinta assoluta), che cresce del 52,5% grazie soprattutto al successo tra le flotte della nuova generazione della X1 e della Serie 2 Active Tourer/Grand Tourer. Da sottolineare il successo anche di Kia, che quest’anno ha raggiunto la più alta quota percentuale di sempre nel mercato True fleets.

In Germania l’incremento delle vendite è importante, ma meno vistoso rispetto a quello degli altri Paesi Top 5: +8,3%. Il miglioramento però è nettamente superiore a quello del mercato dei privati. Anche in Germania, ovviamente, la graduatoria delle vendite business è appannaggio dei costruttori nazionali: ai primi cinque posti si sono piazzate rispettivamente Volkswagen, Audi, BMW, Mercedes e Ford. Ma la sesta piazza è andata per la prima volta a Skoda, che si è avvantaggiata del grande successo della Skoda Octavia (+25,5%) e della Superb (+110%). Quest’ultima ha raggiunto il suo massimo storico di vendite in Germania. Il modello che però ha fatto segnare il maggior incremento di volumi di vendita è stata la nuova Audi A4, che ad aprile è balzata al terzo posto assoluto delle vendite business, dietro a Golf e Passat.

Con una crescita di volumi nel primo quadrimestre di oltre 13 punti percentuali, anche il più piccolo dei 5 big d’Europa, la Spagna, appare in eccellente stato di forma nel mercato delle True Fleets. Un risultato positivo per quasi tutti i costruttori: 15 su 20 hanno fatto segnare un saldo positivo. Volkswagen è la marca preferita dalle flotte aziendali, con una market share del 9,2%, seguita a un’incollatura da Renault (9%) e poi Peugeot e Seat. Le posizioni di rincalzo vedono una serrata battaglia tra Bmw e Mercedes. Anche in Spagna Suv e Crossover costituiscono le tipologie di carrozzeria in grande crescita, ma il fenomeno del 2016 è il ritorno alla crescita delle auto di fascia piccola, con la Renault Clio al vertice, inseguita da Seat Ibiza e Peugeot 208.

Il mercato inglese, invece, pur essendo in crescita, è quello che ha dimostrato nei primi quattro mesi del 2016 la minore vitalità (ma viene da anni di crescita fortie al contrario degli altri paesi europei): +5,5%, ma il segnale positivo è che l’incremento si sta facendo via via più sostanzioso col passare dei mesi: +4,8% a gennaio, +6,5% a febbraio e a marzo, +8,4% ad aprile. La graduatoria delle marche vede al primo posto Vauxhall (il marchio per il mercato britannico di Opel), seguita da Ford, Volkswagen e Nissan. Da segnalare Land Rover (quindicesima tra le marche), che ha raggiunto una quota di mercato mai sfiorata finora.
L’autore è country manager di Dataforce Italia

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Forecast 2016-2017: auto business in crescita (lenta ma costante)

Più flotte vere, meno «demo» e km zero
Il 2015 è ormai alle battute finali: è tempo di tracciare un primo bilancio sull’annata e ipotizzare qualche previsione sul prossimo anno. Secondo il forecast di Dataforce, società internazionale di consulenza e analisi di mercato che fornisce all’industria automobilistica informazioni ad alto contenuto qualitativo concernenti le flotte e, più in generale, i vari canali di vendita, il mercato italiano dell’auto 2015 si chiuderà a 1.577.000 immatricolazioni, con i clienti privati che sfioreranno quota 1 milione (con una quota sul totale del 63,4%), mentre le “true fleets” (cioè le vendite ad aziende ed utilizzatori professionali che acquistano le vetture, le prendono in leasing o le noleggiano a lungo termine) rappresenteranno circa 290.000 nuove targhe (18,3% di quota). Più o meno sugli stessi numeri i cosiddetti “special channels”  (ovvero le intestazioni dei noleggi a breve termine e le auto-immatricolazioni di case costruttrici e concessionari). Nel 2016 il sistema previsionale di Dataforce ipotizza un mercato Italia a 1.665.000 immatricolazioni (+5,3%), dunque con un incremento inferiore a quello che si registrerà quest’anno sul 2014 (+12,5%).
A modificarsi in maniera significativa sarà invece la mix dei canali: mentre la quota dei privati rimarrà sostanzialmente la stessa (Dataforce ipotizza per il 2016 uno share del 63,7%), le “true fleets” raggiungeranno il 19% del mercato, mentre ci sarà una contrazione di quasi un punto percentuale di quota degli “special channels”. In valori assoluti, le nuove auto dei clienti business saranno 315.000 (+27.000). Una crescita modesta, ma comunque significativa: segnale inequivocabile che le aziende spingeranno sull’acceleratore del rinnovo del parco auto. Vale però la pena di sottolineare che gli analisti di Dataforce non hanno ancora tenuto conto dell’impatto positivo che potrebbe avere il “super-ammortamento” previsto nella Legge di Stabilità 2016 (un provvedimento che ovviamente è ancora in fase di discussione in Parlamento). Il beneficio in termini d’incremento delle vendite business e della quota di questa tipologia di cliente potrebbe dunque essere più cospicuo.
La previsione di Dataforce si spinge fino al 2020 e, per quanto riguarda il mercato dell’automobile in Italia, è estremamente prudenziale: la crescita del mercato sarà progressiva e costante, ma sempre con un incremento percentuale attorno al 5% annuo. Nemmeno alla fine del decennio l’Italia riuscirà dunque a riconquistare i volumi del passato, cioè a sfondare la barriera dei due milioni di unità. A crescere d’importanza, però, saranno le flotte aziendali, che raggiungeranno le 350.000 immatricolazioni.
Cambierà, invece, e in modo sostanziale, la mix della tipologia di cliente aziendale: le flotte con un parco auto superiore alle 5 unità saranno le protagoniste del mercato, mentre quelle di dimensioni più modeste rimarranno al palo. Si potrebbe confermare, quindi, la tendenza emersa nell’ultimo biennio, quando a soffrire di più la crisi economica sono state indubbiamente le flotte più piccole: soltanto dieci anni fa il rapporto tra le vendite alle flotte piccole e quelle alle aziende con parco auto più sostanzioso era di 1 a 1, mentre oggi è di 1 a 3 a vantaggio delle flotte più strutturate. Nel 2020 sfiorerà il 3,5.
Nell’ambito delle “true fleets”, si modificheranno in maniera significativa le scelte relative al segmento dell’auto: meno citycar e utilitarie, più auto di dimensione compatta e media. Se oggi nelle flotte in Italia un’auto su tre appartiene ai segmenti A e B, con volumi di vendita costantemente maggiori rispetto alla somma dei segmenti C e D, già nel 2016 questi ultimi effettueranno il sorpasso, per poi incrementare il proprio vantaggio negli anni a venire.
Si affievolirà, insomma, il fenomeno del downsizing dimensionale, anche se rimarrà, ovviamente, quello motoristico. In termini di tipologia di scelta della carrozzeria, si confermerà anche nei prossimi anni la tendenza alla maggiore diffusione di Suv e crossover, anche se questa crescita sarà più “morbida” rispetto a quanto avverrà nel canale retail, dove le auto con stili e forme meno convenzionali saliranno negli indici di gradimento in maniera più rapida.
Salvatore Saladino

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Tutti pazzi per le Crossover

Le auto “trasversali” ormai dominano il mercato dell’auto, con quote di vendita sempre più importanti. E nelle flotte sono diventate un must

I dati parlano chiaro: il mercato dell’auto è in ripresa in tutti i suoi comparti: retail, business e noleggi. Un milione e duecentomila vetture nuove nei primi 9 mesi del 2015 significano un incremento del 15,2%. Ma quali tipologie d’auto comprano gli italiani? Più di uno su due continua ad acquistare le berline (però soltanto 5 anni fa erano 2 su 3), e ben uno su cinque si è ormai convertito alle suv o alle crossover. In flessione le vendite di station wagon, delle sportive e delle monovolume (la cui quota, in 10 anni, si è praticamente dimezzata). Le crossover sono dunque le auto più “in”, con ritmi di crescita straordinari, specie se si pensa che soltanto 10 anni fa non esistevano nemmeno, mentre oggi sono il sogno a quattroruote per la maggior parte degli abitanti del Belpaese.
E nelle flotte aziendali cosa succede? Dataforce Automotive Insight, il centro studi di Dataforce, la società specializzata in analisi sui canali di distribuzione del mercato automobilistico, ha realizzato un’indagine sulle immatricolazioni delle “True Fleets” (cioè le vendite business effettivamente destinate a utenti aziendali, ossia immatricolazioni dirette a partite Iva, leasing e noleggi a lungo termine, depurate quindi sia delle intestazioni a privati, sia dei noleggi a breve termine, delle auto-immatricolazioni delle case costruttrici e dei concessionari). Il quadro appare chiaro: le flotte aziendali puntano con ancora maggiore decisione proprio sulle crossover: nel 2015 hanno conquistato un utente business su quattro. Mentre uno su due continua a preferire la classica berlina (il dato è pressoché stabile dal 2004), meno di 1 su 5 rimane fedele alla station wagon (nel 2006 erano oltre il 28% del mercato business). E soltanto 7 su 100 degli automobilisti che utilizzano la vettura per lavoro opta per una monovolume (la metà rispetto al decennio scorso).
Ormai nel mercato business una larga fetta di user-chooser, cioè gli utenti aziendali che hanno diritto a scegliere la propria vettura di servizio, preferiscono adottare, e con grande soddisfazione, le polivalenti crossover. Per una serie di motivazioni assolutamente logiche: innanzitutto il costo. Chi ha una flotta in noleggio a lungo termine, optando per una crossover gode di canoni estremamente competitivi rispetto a tutte le altre tipologie di vetture. Perché il valore residuo di una crossover o di una suv è nettamente più alto rispetto a quello di una berlina, di una sw e di una monovolume di pari categoria. Accade così che una differenza di pochi euro a vantaggio di un’auto percepita dallo user-chooser come più “banale” faccia propendere senza esitazione verso le auto “trasversali”: più accattivanti esteticamente perché muscolose d’aspetto, più adatte all’utilizzo extra-lavorativo e quindi alle esigenze della famiglia. Le crossover appaiono come auto più “sostanziose”, anche se sotto l’aspetto stilistico più trendy nascondono una meccanica pressoché identica a quelle delle berline da cui derivano. Dal punto di vista industriale, non rappresentano che un minimo aggravio di costi per i manufacturer, che in cambio ottengono un markup di prezzo decisamente importante (tra differenze di listino e minor sconto applicato al cliente, il margine aggiuntivo si aggira in alcuni casi sui 15 punti percentuali). Per gli acquirenti (o per i fornitori di noleggio), la scommessa sul valore residuo al termine del periodo di ammortamento è vinta in partenza: quotazioni dell’usato altissime e rivendibilità eccellente. Insomma, a chi sceglie crossover piace vincere facile…
Ed è anche una questione di immagine: le crossover sono auto trendy, che appaiono più di quanto sono. Una Renault Captur non è nient’altro che una Clio “suvvizzata”, una Ford Kuga è figlia della Focus e tra una Jeep Renegade e la Fiat 500L c’è ben di più che una lontana parentela.
Le berline, invece, continuano a essere le preferite da chi… l’auto non la sceglie: forza vendita o personale addetto a manutenzioni, assistenza e i commerciali in genere. Mentre le station wagon rimangono una scelta obbligata per chi lavorando necessita di molto spazio per i bagagli. Quali tendenze per il futuro? Suv e crossover cresceranno progressivamente e raggiungeranno quote di mercato sempre più consistenti: lo dimostra anche l’effervescenza progettuale dei costruttori. Ormai una novità su due appartiene a queste tipologie.
Salvatore Saladino

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