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Italia prima tra i big europei per i «privati»

ilSole24Ore – Rapporti Auto Business

Il confronto fra i primi cinque Paesi del Vecchio continente

Analizzando il mercato dei primi due mesi del 2017 in Germania, Regno Unito, Francia, Italia e Spagna, ossia le nazioni automobilisticamente più rilevanti del Vecchio continente, si può notare che le immatricolazioni sono cresciute del 5,11 per cento.
Ma i tre canali non viaggiano alla stessa velocità: se gli acquisti dei privati sono cresciuti in linea con l’intero mercato (+4,86%), il canale True Fleets (cioè le vendite dirette alle aziende assommate ai noleggi a lungo termine) ha fatto segnare un incremento soltanto dell’1,86%, con Italia e Spagna in forte crescita (rispettivamente del 7,89% e del 13,31%), la Gran Bretagna e la Germania stabili (rispettivamente +1,77% e +0,69%), mentre la Francia presenta un saldo negativo del 10%.
Il terzo canale, quello degli Special channels (ovvero le autoimmatricolazioni delle case auto, delle concessionarie e i noleggi a breve termine), è infine quello che ha fatto segnare il maggior incremento: + 8,74%. Molto alto l’aumento delle immatricolazioni in Italia (+ 24,84%), a dimostrazione che non è proprio tutto oro ciò che luccica. Sia da noi che in Germania (+15,82%), il sostegno del mercato è merito in gran parte di forzature.
Il dato positivo in Italia, però, è costituito dalle vendite ai privati, che sono in forte crescita: +7,67%, ed è l’incremento maggiore tra i cinque Paesi. L’Italia si conferma, ancora una volta, la patria degli acquisti da parte dei cittadini: pur con un volume complessivo di 371.641 immatricolazioni a gennaio e a febbraio, contro le 485mila della Germania, nel nostro Paese sono state vendute ben 231.185 nuove auto a clientela retail, contro le sole 155.530 della Germania. Molto indietro anche Francia e Gran Bretagna, rispetto all’Italia.
Quasi un’auto su tre tra quelle immatricolate ai privati nei cinque Paesi porta la targa italiana. Il Paese dove si vendono più auto aziendali? Germania (con 116.473 nei primi due mesi di quest’anno) e Regno Unito (90.963). L’Italia, in questo caso, è dietro anche alla Francia (61.971 unità contro le 66.544 transalpine).
Negli Special channels, invece, la Germania precede tutti di anni luce: quasi la metà delle “self-registrations” avviene in questo Paese. Occorre precisare, però, che in Germania da sempre le autoimmatricolazioni dei costruttori rappresentano una fetta cospicua delle nuove targhe: in Germania operano alcuni dei maggiori car maker a livello continentale: Volkswagen con i suoi due brand di punta, Volkswagen e Audi, poi Mercedes, Bmw, Ford e Opel. È normale, quindi, che le auto-immatricolazioni siano moltissime.
Ma cosa succederà nei prossimi anni? Il Forecast di Dataforce sui cinque Paesi Top Europe non prevede sostanziali modifiche alla situazione attuale da qui al 2021. L’Italia si manterrà saldamente il Paese in cui i volumi di vendite ai privati saranno dominanti, con una crescita costante che porterà da 1,156 milioni di immatricolazioni del 2016 agli 1,220 milioni di quest’anno, per poi arrivare – stimiamo – a 1,35 milioni di unità nel 2021.
Previste in calo, invece, le vendite retail in Germania: da 1,173 milioni del 2016 saliranno a 1,2 quest’anno (comunque meno dell’Italia, mentre l’anno scorso la Germania ha prevalso di misura), per poi calare fino a 1,04 tra quattro anni. Medesimo discorso per il Regno Unito, in cui però la flessione delle vendite ai privati è iniziata nel 2016. Quest’anno saranno 1,15 milioni, nel 2021 potrebbero restringersi a 1,070. La Francia, invece, si manterrà più o meno sugli stessi volumi fatti registrare negli anni scorsi.
Nel canale True fleets, invece, l’Italia crescerà costantemente (tranne l’assestamento di quest’anno, come scritto in un altro articolo sul Rapporto Auto aziendali del Sole 24 Ore) fino a raggiungere le 400mila immatricolazioni nel 2021. Una notizia estremamente positiva: si consideri che nell’anno peggiore della crisi economica, il 2013, nel nostro Paese furono targate solamente 210mila auto business. Quasi la metà!
Negli Special channels, la tendenza che si vedrà nei prossimi anni è al ribasso, sebbene i volumi rimarranno comunque oltre i tre milioni di immatricolazioni complessive nei cinque Paesi. In Italia, però, non scenderanno mai sotto la soglia delle 350mila unità, con il 2017 previsto a quota 375mila unità.
Salvatore Saladino
L’autore è country manager Dataforce Italia

Suv e crossover battono compatte 4-3 (nel 2021)

ilSole24Ore – Rapporti Auto Business

La loro crescita nelle flotte è un trend inarrestabile

Suv e crossover sono sempre più le tipologie di carrozzeria preferite dagli automobilisti europei, in particolare per quelli che utilizzano l’auto per lavoro. Lo dimostra un’indagine di Dataforce che quantifica in un 28% sul totale delle vendite business continentali le immatricolazioni di queste vetture alla fine del 2017. Il trend di crescita è costante nel tempo: partite da una quota di mercato modestissima all’inizio del nuovo millennio (nel 2004 furono poco più del 5%), hanno iniziato a crescere con vigore (8% dieci anni fa, 15% cinque anni fa, quasi 26% lo scorso anno) e, secondo il Forecast di Dataforce, non rallenteranno la corsa nemmeno nei prossimi anni. Nel 2021 quasi un’auto aziendale venduta su tre avrà questa tipologia di configurazione.
I motivi del successo di Suv e crossover sono ben noti: aspetto grintoso, stile più marcatamente innovativo e in molti casi sportivo, posizione di guida sopraelevata. Ma la peculiarità più positiva in ottica business è che il gradimento si traduce in un valore residuo positivo, più elevato rispetto ad altre tipologie di carrozzeria. Il che è l’ideale soprattutto per le flotte aziendali, per le quali la vita “utile” è nettamente minore rispetto a quella per gli acquirenti privati e quindi, dopo 3-4 anni di utilizzo, poter contare su una quotazione dell’usato ancora sostenuta permette di abbattere il Total cost of ownership. La diffusione di Suv e crossover è favorita anche dal proliferare dei modelli, perché le Case costruttrici stanno convertendo la loro produzione sempre più verso i modelli più graditi dagli acquirenti.
Secondo il Forecast di Dataforce, che utilizza come fonti di informazione anche quelle ufficiali degli Oem, nel 2021 in Europa saranno in vendita ben 113 modelli differenti di Suv o crossover. Due anni fa erano soltanto 73. Molto meno “frizzante” il mercato delle altre tipologie di carrozzeria. Tra le compatte, fra quattro anni i modelli saranno 44, con un modesto incremento rispetto ai 36 in vendita due anni fa. Stabile nel tempo, invece, il numero di citycar (attorno alla trentina, così come per le medie). Poche le auto di classe superiore: 12 soltanto nel 2015, 14 quelle previste nel 2021.
Il cambiamento nei gusti dei clienti e il riposizionamento dell’offerta ha già prodotto un risultato eclatante nel mercato: le compatte (la Golf, se vogliamo riferirci a un esempio) non sono più le auto più vendute del continente nel canale business, ma dal 2015 lo sono diventate le Suv e le crossover. Non stiamo parlando, ovviamente, dei singoli modelli (la Golf rimane l’auto più venduta in Europa), ma del totale delle tipologie di carrozzeria. La forbice che differenzia Suv e compatte è destinata ad allargarsi ulteriormente da qui ai prossimi anni: nel 2021 ogni tre compatte si venderanno quattro Suv/crossover. Come mostra il grafico che pubblichiamo, quella delle Suv è l’unica tipologia di carrozzeria che crescerà di quota, mentre tutte le altre rimangono costanti nel tempo (e questo succede già da qualche anno). In concreto: l’aumento progressivo e costante delle immatricolazioni che si registrerà in Europa nei prossimi anni sarà tutto merito esclusivo di Suv e Crossover.
In valori assoluti, questo significa che dalle 750mila Suv e crossover immatricolate in Europa dalle flotte aziendali quest’anno (True fleets, ovviamente, cioè depurate dagli Special channels come rent-a-car e auto-immatricolazioni di case costruttrici, importatori e dealer) si sfiorerà il milione di “pezzi” già fra quattro anni. Mentre le compatte rimarranno sostanzialmente allineate attorno ai tre quarti di milione.
Ma quali saranno, invece, le tipologie di carrozzerie che vedranno assottigliarsi le vendite nei prossimi anni? Sicuramente le Small, cioè le citycar, che nelle flotte veleggiano da molti anni a una quota di mercato attorno al 10%. Nel volgere di un quadriennio scenderanno, secondo il Forecast di Dataforce, all’8%. Le auto di classe media sono da tempo in sofferenza: erano il 15% nel 2004, saranno meno della metà nel 2021. Quest’anno saranno circa l’8%. Il crollo delle vendite di Medie è iniziato con il downsizing innescato dalla crisi economica, ma la mazzata finale ha avuto come responsabile proprio il diffondersi di Suv e crossover di categoria media e inferiore. In sostanza, per chiarire il concetto con un esempio, gli automobilisti europei che utilizzano l’auto per lavoro rinunciano all’Audi A4 per mettersi al volante di una Q3. E quelli che un tempo sceglievano una Lancia Delta, oggi si mostrano soddisfattissimi della loro Fiat 500X.
Salvatore Saladino
L’autore è country manager Dataforce Italia

Piccola pausa per gli acquisti auto da parte delle imprese

ilSole24Ore – Rapporti Auto Business

Le stime delle immatricolazioni 2017 di Dataforce spingono alla prudenza, nonostante il trend positivo

La società di analisi di mercato Dataforce prevede un piccolo rallentamento delle vendite business quest’anno, a causa della limitazione del super-ammortamento. Secondo le previsioni, il mercato dell’auto in Italia dovrebbe chiudere a 1,94 milioni di immatricolazioni. Rispetto agli 1,866 del 2016, l’incremento sarebbe del 4%. Ma l’andamento dei tre canali di vendita non sarà lo stesso: i privati saranno quelli che acquisteranno di più, con un saldo positivo del 5,5%. Dataforce prevede infatti che le immatricolazioni del canale più importante in Italia saranno quest’anno 1,22 milioni di unità, rispetto a 1,156 del 2016.
Il canale True fleets (le “flotte vere”, cioè le immatricolazioni dirette delle aziende con l’aggiunta dei noleggi a lungo termine) potrebbe essere invece quest’anno in leggera sofferenza: le vendite passerebbero dalle 350mila unità dello scorso anno alle 345mila di quest’anno. Il piccolo arretramento previsto (-1,3%) è dovuto principalmente alla limitazione del super-ammortamento ai veicoli di utilizzo esclusivamente strumentale e per le aziende che svolgono attività di distribuzione automobilistica (dunque case costruttrici, reti dei concessionari e noleggiatori). Dataforce, quindi, prevede un incremento del successo del noleggio a lungo termine, che si giova del super-ammortamento anche quest’anno, mentre ipotizza una flessione delle immatricolazioni delle aziende che acquistano direttamente il proprio parco auto.
Il terzo canale di distribuzione, quello degli Special channels (ovvero le immatricolazioni aziendali non riconducibili a un cliente effettivamente finale, cioè i noleggi a breve termine, le auto-immatricolazioni delle Case auto e delle concessionarie, cioè auto demo e km zero) farà segnare un saldo positivo anche nel 2017: +4,1%, pari a circa 15mila nuove targhe in più stimate. I tre canali assommati porterebbero a un saldo positivo del 4%. Il rallentamento del mercato business, però, non deve affatto spaventare, secondo gli analisti di Dataforce: si tratta di un assestamento, comunque su volumi nettamente superiori al periodo ante-crisi. Nel 2007, l’anno d’oro del mercato italiano dell’auto, le immatricolazioni superarono i 2,5 milioni, ma le True fleets furono circa 300mila.
Nell’outlook di lungo periodo, Dataforce prevede una crescita costante del mercato dell’auto anche nei prossimi anni: nel 2018 le immatricolazioni dovrebbero arrivare a superare i 2 milioni, poi 2,04 milioni nel 2019, 2,09 nel 2020 e 2,12 nel 2021. Una crescita armonica e costante. Con i due canali “veri”, quello dei privati e quello True fleets, in ottima salute. Le flotte aziendali, infatti, raggiungeranno le 400mila unità nel 2021, ma già nel 2018 daranno confortanti segni di ripresa, attestandosi a 355mila nuove targhe. Da segnalare che il forecast di Dataforce prevede che, a partire dal 2019, le True fleets supereranno gli Special channels: un segnale importante che dimostrerà l’ottimo stato di salute del mercato “vero”.
Se poi le istituzioni dovessero concedere qualche agevolazione agli acquisti aziendali, ma anche soltanto un riallineamento della fiscalità a livello di quella in vigore nel resto dell’Europa che conta automobilisticamente, le già positive previsioni di Dataforce dovranno essere riviste al rialzo. Dall’analisi si evince che il mercato nazionale dell’auto mai potrà tornare – alle condizioni attuali – ai fasti del 2007: il raggiungimento dei mitici 2,5 milioni di targhe non è neanche lontanamente immaginabile. Ma si tratta di un mercato decisamente più maturo rispetto al passato, e anche meno “drogato” rispetto a quello che avviene in altri Paesi d’Europa (si veda anche l’analisi del mercato europeo pubblicata oggi sul Rapporto Auto aziendali del Sole 24 Ore).
Dopo la pausa di riflessione del 2017, quindi, il mercato business tornerà a crescere con vigore, grazie soprattutto al noleggio a lungo termine che, come dimostrano i dati consolidati dei primi due mesi di quest’anno (+17%), si dimostra sempre di più la formula di acquisizione a più alto tasso di crescita per tutte le tipologie dimensionali delle flotte, dai parchi più piccoli (da 1 a 5 unità), fino alle grandi flotte pubbliche o private.
Salvatore Saladino
L’autore è Country manager Dataforce Italia

Dataforce: il mercato dell’auto europeo continuerà a crescere. Italia: il motore sono i privati

Il mercato auto europeo continuerà a crescere nei prossimi quattro anni. E in questo contesto, grazie al boom delle vendite ai privati, l’Italia diventerà il terzo mercato Continentale nel 2021.

Le flotte, invece, continueranno a vedere saldamente in testa Germania e UK, con una situazione stazionaria nel nostro Paese. Che, come sappiamo, vive una situazione fiscale penalizzante per le imprese. Sono i dati previsionali resi noti da Dataforce, società di analisi di mercato che opera a livello internazionale.

IL MERCATO GENERALE 

All’interno del mercato auto europeo, la Germania continua ad essere saldamente in testa con quasi 3 milioni e mezzo di immatricolazioni. Nei prossimi quattro anni, le previsioni di Dataforce indicano un leggero calo per il mercato tedesco, che comunque confermerà saldamente la sua leadership.

Per l’Italia, che è primo  mercato Continentale nelle vendite ai privati, si prospetta invece una crescita costante, fino ad arrivare a 2,1 milioni di immatricolazioni nel 2021.

Il futuro del mercato europeo secondo dataforce

LE FLOTTE 

Anche il mercato auto europeo delle flotte si prospetta in crescita. Dove per flotte si intendono le vendite ai canali del Nlt e delle società, al netto del Rac e dei km0 (le cosiddette “True Fleets”). Germania e UK rimarranno saldamente al comando da qui al 2021, con la prima destinata a sopravanzare la seconda.

L’Italia, secondo Dataforce, non guadagnerà posizioni e il 2017 sarà sulla stessa linea del 2016, con oltre 340mila nuove unità e un calo del -1,3%.

FOCUS ITALIA

Focalizzandosi esclusivamente sul nostro Paese, Dataforce sottolinea che nel 2017 sfioreremo le 2 milioni di unità immatricolate (precisamente 1,94). Nel 2021, i privati supereranno le 1,35 milioni di unità immatricolate.

Mercato auto europeo dati Italia 2017

Quanto alle flotte, la situazione stazionaria dell’anno in corso sarà determinata da un’ulteriore crescita del Nlt, ma da un contemporaneo calo delle società per via della nuova normativa sul superammortamento. La conclusione è laconica: il nostro Paese, comunque, non tornerà più alle 2,5 milioni di unità del 2007.

Flotte in Europa: crescita moderata, ma non nel 2017

La prima conferenza stampa di Dataforce in Italia ha presentato un interessante studio previsivo sull’andamento del mercato (suddiviso per canali) da qui al 2021. Dataforce, società di analisi con sede principale a Francoforte, ha come obiettivo primario portare trasparenza sul mercato Automotive attraverso la raccolta e l’organizzazione dei numeri del mercato, non solo europeo ma anche degli Stati Uniti e in Cina.

L’ultima indagine è stata fatta sui cinque principali mercati europei (Germania, Francia, Regno Unito, Italia e Spagna), con un approfondimento di maggiore dettaglio sul nostro Paese. Secondo Dataforce, quest’anno il mercato automobilistico nei Paesi Top5 Europe crescerà di poco, passando da 11.117.000 nuove immatricolazioni del 2016 a 11.165.000 unità.

L’incremento più significativo sarà quello del canale Privati (+100.000 nuove targhe), mentre gli Special Channels (cioè le immatricolazioni dei rent-a-car, e le auto-immatricolazioni dei costruttori e dei dealer crescerà in misura più contenuta (circa 13.000 unità in più, raggiungendo un volume complessivo di 3.144.000 unità). Leggera contrazione per il terzo canale di distribuzione: quello delle True Fleets (le flotte vere, cioè le immatricolazioni dirette delle aziende assommate ai noleggi a lungo termine).

La contrazione porterà al termine di quest’anno le vendite aziendali da 2.810.000 a 2.740.000. Una piccola pausa di riflessione, insomma, più che una vera contrazione del mercato, che riguarderà Germania, Regno Unito e Italia. Nel nostro Paese in particolare, il volume delle vendite business dovrebbe calare di circa 5.000 unità (dalle 350.000 del 2016 alle 345.000 del 2017), a causa del minore impatto positivo del beneficio fiscale del super-ammortamento, che da quest’anno è ammesso solamente sui veicoli strumentali (ossia gli autocarri) e per gli operatori professionali (quindi, nel canale True Fleets, solamente i noleggiatori). La situazione, comunque, non è affatto negativa, perché Dataforce prevede una ripresa delle immatricolazioni già nel 2018 (355.000 in Italia), per poi crescere costantemente fino al 2021 (in Italia sono previste per quell’anno 400.000 immatricolazioni business). Continuerà il grande successo del noleggio a lungo termine.

Nel 2017, comunque, Dataforce stima un aumento del mercato italiano del 4% rispetto allo scorso anno, con il canale privati al +5,5%. Nell’analisi previsiva sulle marche, Dataforce rileva un forte incremento per quest’anno delle vendite di Renault, che potrebbe raggiungere addirittura il secondo posto dopo Fiat, precedendo Volkswagen e Ford. Nell’ambito delle flotte aziendali, la notizia più importante riguarda Audi, che già quest’anno dovrebbe installarsi al secondo posto tra le marche preferite, precedendo Volkswagen (ma dietro a Fiat, naturalmente). Meno bene Ford nel 2017 sul canale True Fleets, ma in crescita nel canale Privati.

In occasione della presentazione del suo Forecast, Dataforce ha anche annunciato di aver pronosticato le previsioni di vendita di due modelli strategici per il futuro di FCA: la sostituta della Fiat Punto, che arriverà nel 2018 e sarà una mini-Suv/crossover, e un nuovo modello Lancia, che inizialmente affiancherà la Ypsilon e poi ne prenderà il posto, anch’esso previsto nel 2018. La Ypsilon continuerà la sua carriera commerciale fino al 2019, con una “coda” di immatricolazioni nel 2020. Anche questa nuova Lancia sarà una mini-Suv. A regime (cioè dal 2019), la nuova small suv-crossover erede della Punto raggiungerà volumi di vendita tra le 70.000 e le 80.000 unità all’anno (dati relativi al mercato Italia), mentre la derivata Lancia si attesterà tra le 40.000 e le 50.000 unità. Per la “nuova Punto” (il nome non è ancora stato deciso, ovviamente), quindi, si prevede un successo maggiore rispetto al modello che andrà a sostituire.

Marco Di Pietro

Mercato auto in Italia e in Europa, dati in crescita

di Andrea Barbieri Carones

L’Italia è il primo mercato auto europeo relativo alle vendite ai privati. Regno Unito e Germania, invece, sono in testa per le flotte aziendali, settore – quest’ultimo – che dopo una crescita negli ultimi 4 anni è previsto stazionario da qui al 2021. Questi sono solo alcuni dei dati emersi nel corso de “Il mercato dell’auto in Italia e in Europa: dal consolidato del 2016 alle incognite del 2017”, l’evento organizzato da Dataforce, società di analisi di mercato che opera a livello internazionale, fornendo all’industria automobilistica informazioni su flotte e, più in generale, sui vari canali di vendita presenti sui mercati.

A livello generale, la Germania nel prossimo quinquennio rimarrà di gran lunga il primo paese europeo per numero di immatricolazioni, toccando quota 3,4 milioni nel 2017 in leggera crescita sul 2016. Poi seguirà una fase di leggero calo fino a una previsione di poco più di 3,2 milioni nel 2021. L’Italia invece proseguirà nella sua costante crescita iniziata nel 2014, quando si vendettero circa 1,4 milioni di vetture. Quota 2 milioni si sfiorerà nel corso di quest’anno (1,94 milioni con +4% sul 2016) e si toccherà nel 2018. Da allora in poi, leggera crescita anno su anno fino ad arrivare a 2,1 milioni nel 2021, anno in cui supereremo la Francia dove il volume di nuove immatricolazioni è previsto in “calma piatta”.

E nel 2021 diventeremo il terzo mercato europeo subito dietro il Regno Unito e davanti a Francia e a Spagna. Ma è nel segmento dei privati che l’Italia si appresta a guadagnare la leadership del vecchio continente, superando Germania e Regno Unito. Già nel corso di quest’anno – e fino al 2021 – il trend italiano è previsto in costante ma inesorabile crescita: 1,22 milioni nel 2017 e 1,35 milioni nel 2021.

Un po’ come accadrà nel segmento delle flotte auto, anche se il 2017 sarà sullo stesso livello del 2016. In questo caso – con 350.000 nuove unità nel corso di quest’anno – l’Italia rimarrà molto dietro a Regno Unito, Germania e Francia e davanti alla Spagna. E nel 2021 non avverranno scossoni in classifica, eccetto il fatto che la Germania salirà sul gradino più alto del podio.

Mercato sostanzialmente stabile, invece, per il rent a car e per i km zero, dove la Germania resta e resterà saldamente al comando per volumi e dove l’Italia contenderà alla Spagna l’ultimo posto nella top five europea con immatricolazioni vicine alle 350.000 unità annue da qui al 2021.

ITALIA: ECCO LE MARCHE AL TOP

Le previsioni rese note da Dataforce indicano che le marche top, in Italia aumenteranno vendite e quota di mercato. Oltre a Fiat – che resterà leader – nel 2017 si assisterà al picco di ascesa di Renault, che supererà Volkswagen, Ford e Opel insediandosi al secondo posto. Ma sarà di breve durata, visto che le inseguitrici recupereranno in una sorta di gara di resistenza che vedrà, nel 2021, in testa VW seguita da Ford, Opel e dal brand francese.

Per quanto riguarda le marche nelle flotte, nel 2017 Audi supererà Volkswagen posizionandosi al 2° posto dopo Fiat. E dal 2019 in poi, il gap tra i 2 brand tedeschi sarà di 3-4.000 vetture l’anno. L’anno in corso vedrà poi un deciso crollo di Ford, a causa della fase avanzata del ciclo di vita di Focus e Fiesta, visto che la Ka+, il nuovo modello di casa, ha un basso impatto sulle flotte auto aziendali.

I MODELLI PIÙ VENDUTI IN ITALIA A FEBBRAIO 2017

Privati
Fiat Panda
Renault Clio
Ford Fiesta

Società
Fiat Panda
VW Tiguan
Mercedes Glc, Glk class

Noleggio Lungo Termine
Fiat Panda
Fiat 500
Fiat 500L

Noleggio Breve Termine
Fiat Panda
Fiat 500
Nissan Qashqai

Concessionarie
Fiat Panda
Lancia Ypsilon
Fiat 500

Case auto
Fiat 500L
Fiat Panda
Lancia Ypsilon

Società Noleggio a Lungo Termine (volumi, quota di mercato 2017 e differenza ’16-’17)
Leasys: 14.594/ 26,6% / +2,4%
ALD: 10.232  /20,1% / +1%
Arval: 8.850 /  17,4% / – 0,2%
Leaseplan: 6.168 / 12,1% / -0,6%
Volkswagen: 2.483/  4,9% / -2,2%
Car Server: 1.908 / 3,7% / -0,3%

Dataforce: le previsioni di vendita dell’Alfa Romeo Stelvio

Roma, 22 febbraio 2017 – L’Alfa Romeo Stelvio è il suv più “cool” del momento. Presentata in anteprima a Los Angeles nel novembre scorso, è da qualche giorno ordinabile in Italia nella versione di lancio First Edition, disponibile solamente con il motore 2.0 Turbo a benzina da 280 CV e la trazione integrale Q4. Le prime consegne sono previste ad aprile. Seguirà poi l’ampliamento della gamma con altre motorizzazioni a benzina e quelle a gasolio insieme alla versione a due ruote motrici. Per ultima, nella seconda parte del 2017, arriverà l’allestimento che si è fatto ammirare al debutto americano: la Quadrifoglio da 510 CV.

Stelvio, primo Suv della Casa del Biscione, sarà un modello importante per il rilancio di immagine dell’Alfa Romeo a livello internazionale. Ma la domanda che un po’ tutti si pongono è “quali sono le stime di vendita?”. Secondo gli analisti di Dataforce, società di ricerca e intelligence sul mercato Automotive, quest’anno se ne venderanno circa 10.000 unità nei cinque più importanti Paesi d’Europa (Germania, Francia, Regno Unito, Italia e Spagna). A fare la parte del leone saranno soprattutto Italia e Germania, rispettivamente con 4.700 e poco meno di 3.000 esemplari. Sempre secondo il Forecast di Dataforce, nella prima fase di lancio Alfa Romeo privilegerà le immatricolazioni ai clienti privati e ai professionisti mentre, già da settembre 2017, si cominceranno a vedere gli effetti degli ordini a clienti business raccolti tramite le società di noleggio a lungo termine. A partire poi dal 2018, la quota delle vendite alle flotte aziendali si dovrebbe assestare intorno al 40-45%. Gli analisti di Dataforce ritengono che la Stelvio incontrerà il massimo gradimento tra gli “user chooser”, ossia i quadri/dirigenti con auto aziendale assegnata come fringe benefit, seguiti dai professionisti e dai privati.

Un po’ inferiore a Italia e Germania le vendite previste in Francia (circa 1.800 unità nel 2017), trascurabili, invece, le quote di mercato assegnate a Spagna e Regno Unito. Il prossimo anno, che sarà il primo intero per le consegne, le vendite dovrebbero crescere di circa il 20%. Salvatore Saladino, Country Manager di Dataforce Italia, ha così commentato il Forecast sull’Alfa Romeo Stelvio: “La prima Suv dell’Alfa si inserisce in uno dei segmenti a maggiore crescita del mercato: quello delle Suv Premium di segmento D. In questo senso mi aspetto il suo inserimento nella Top 3 dei modelli più venduti insieme a Land Rover Discovery Sport e Mercedes-Benz GLC. Più che i volumi di vendita, mi auguro che si punti sulla qualità della vendita, cosa che diverrà fondamentale per riconsolidare l’immagine del brand come uno dei protagonisti del segmento premium. In ogni caso, questa nicchia di mercato si avvia in Italia a superare le 30.000 unità a fine 2017”.

True Fleets Forecast 2017 – Un anno da Tipo

Salvatore Saladino

Secondo le previsioni di Dataforce, tra gli acquisti aziendali e i noleggi a lungo termine riscuoteranno grande successo la compatta torinese e la nuova Renault Scénic mentre l’Alfa Romeo Giulia più che raddoppierà le sue vendite

Le previsioni di Dataforce sul mercato automobilistico italiano del 2017 indicano un trend in crescita delle vendite che favorirà soprattutto il canale dei privati, mentre per le flotte aziendali è molto probabile un piccolo rallentamento. Nel 2016 le “True Fleets”, cioè le “flotte vere” (le immatricolazioni dirette delle aziende assommate agli acquisti del noleggio a lungo termine) hanno raggiunto un volume complessivo di quasi 350.000 unità, mentre il 2017 dovrebbe assestarsi attorno alle 340.000 nuove targhe.
È interessante vedere su quali tipologie di vetture convergeranno le scelte delle aziende italiane quest’anno e, soprattutto, su quali modelli. Ci viene in ausilio il Forecast di Dataforce, uno strumento molto sofisticato, realizzato sulla base di informazioni e indicatori macroeconomici puntualmente aggiornati, prezzi, sconti, campagne promozionali, cicli di vita dei modelli, appartenenza ai segmenti, immagine di marca. I risultati del Forecast vengono anche costantemente confrontati con gli analisti di mercato delle Case costruttrici stesse.
Il Forecast è in grado pure di segmentare le aziende in base al volume degli acquisti (o dei contratti di noleggio a lungo termine) che ogni società effettua ogni 12 mesi, dando così un’indicazione di “vitalità” delle società stesse relativamente al loro potenziale di immatricolazioni per anno mobile.
Nel 2017, le 340.000 vetture nuove che entreranno nei parchi aziendali avranno una proporzione simile a quella del 2016: circa 80.000 saranno acquisite da imprese che incrementeranno (o sostituiranno) la flotta con volumi compresi tra una e quattro unità, mentre 260.000 saranno le aziende che perfezioneranno acquisti (o contratti di long rent) più consistenti: da cinque vetture in su. Nel 2016 questi numeri, su un totale delle immatricolazioni di 350.000 unità, sono stati rispettivamente 85.000 e 265.000.
In relazione alla tipologia di vetture, quest’anno è prevista un’ulteriore crescita dell’interesse verso suv e crossover, un ritorno ai monovolume di medie dimensioni, una crescita delle vendite di vetture di segmento medio e risultati costanti in ambito citycar e utilitarie.
Quali saranno i modelli che susciteranno il maggior interesse degli utilizzatori business? Le stime di Dataforce, da cui abbiamo estratto una Top 20 previsionale, presentano parecchie sorprese. Per esempio, la Fiat Tipo dovrebbe sorpassare nelle immatricolazioni “True Fleets” la 500 L (per entrambe saremo comunque attorno alle 10.000 unità). Un raffronto con il 2016 in questo caso è molto utile: la 500 L lo scorso anno aveva totalizzato quasi 12.000 unità immatricolate ad aziende, la Tipo 4.300. In classifica, però, il primo posto sarà sempre della Fiat Panda, che totalizzerà 23.200 unità contro le 21.500 del 2016, quindi con un piccolo incremento. Detto per inciso, le circa 100.000 Panda immatricolate a privati nel 2016, scenderanno, secondo le previsioni di Dataforce, di circa il 7%.
Il secondo modello più gradito dalle flotte aziendali nel 2017 sarà la Fiat 500X (12.800 immatricolazioni a fronte delle 11.400 del 2016). Dopo le già citate Tipo e 500 L, un’altra Fiat: la 500, le cui vendite aziendali, però, dovrebbero scendere un po’: da 9.500 a 8.200. Costante la performance della Jeep Renegade, che dovrebbe attestarsi sempre attorno alle 8.000 unità, dopo il grande exploit del 2016. Al settimo posto un’altra delle sorprese: la Renault Mégane (berlina, Sporter e Grand Coupé): dalle 2.300 unità del 2016 passerà a sfiorare quota 7.000.
Sorpresona è la Opel Astra: se lo scorso anno le vendite business sono state circa 3.900, quest’anno dovrebbero arrivare a 6.300. Una ulteriore notizia ghiotta annunciata dagli analisti di Dataforce è che l’Alfa Romeo Giulietta, un modello certamente non freschissimo, dovrebbe continuare a dare soddisfazioni al reparto fleet della Casa del Biscione, con un incremento del 30% rispetto alle 4.000 del 2016. Dovrebbe infatti raggiungere quota 5.500. Ma questi volumi saranno insidiati, sempre in ambito immatricolazioni business, dalla performance della Giulia, che dovrebbe sfiorare le 5.000 unità (nel 2016 furono 1.900).
Un’altra auto che nel 2017 raggiungerà volumi attorno alle 5.000 unità è la nuova Renault Scénic, il cui successo tornerà ai fasti di un tempo. Sarà questa la monovolume più venduta, Fiat 500 L a parte, naturalmente. È interessante notare che nel Forecast True Fleets Top 20 non compare la Captur, che invece è ben posizionata sul mercato dei privati (secondo previsione, in questo canale dovrebbe passare da 21.400 a 24.100 unità). L’indicazione che ne emerge, insomma, è che la Scénic dovrebbe incontrare il gradimento della clientela business, come da un po’ tempo non avveniva più, probabilmente anche perché la Casa francese l’ha un po’ “suvvizzata”.
Tra le novità di recente lancio, uno dei modelli che dovrebbe incontrare il gradimento della clientela business sarà la nuova Peugeot 3008. Dovrebbe moltiplicare per cinque le vendite del vecchio modello registrate nel 2016, arrivando anch’essa a raggiungere volumi di oltre 4.500 esemplari.
L’autore è country manager di Dataforce Italia

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Le ibride in Europa

Intervista a Salvatore Saladino, Country Manager di Dataforce Italia azienda con sede a Francoforte e specializzata nell’analisi del mercato automobilistico europeo e mondiale. Con lui abbiamo voluto fare il punto sulle ibride in Europa e Italia.

Quanto valgono oggi le ibride in Europa?
“Considerando i primi 20 paesi europei in termini di volume di nuove immatricolazioni, ovvero quelli sopra le 100.000 unità vendute, il peso delle motorizzazioni ibride è appena al di sotto del 2%, ovvero 1,98%. Si va da un minimo dello 0,02% della Repubblica Ceca, a un massimo della Norvegia con il 18,19%. Guardando invece al numero totale di vetture e veicoli ibridi immatricolati fino a ottobre 2016, è il Regno Unito in testa a tutti, con 65.944 unità, seguito da Francia, Germania, Italia e Norvegia, a chiudere la classifica dei primi 5 Paesi”

In quale canale le ibride riscuotono più successo, tra privati, società o noleggio?
“Il noleggio, per come lo intendiamo noi, non è comparabile con molti dei paesi europei quindi distinguiamo fra immatricolazioni a privati e quelle che chiamiamo “True Fleets”, ovvero le flotte vere (che in Italia contengono anche il noleggio a lungo termine). Guardando il totale delle immatricolazioni ibride, i privati hanno la leadership: 138.191 veicoli contro i 107.031 delle flotte. Anche se in alcuni paesi la classifica si inverte come nel caso del Regno Unito (dove le ibride a società sono ben 31.712 mentre quelle vendute a privati 23.629), della Svezia, Belgio, Paesi Bassi, Danimarca, Austria e Polonia”

E quale è la situazione sul nostro mercato?
“L’Italia è molto sbilanciata a favore dei privati, 20.491 targhe contro le 7.124 registrate a società e noleggio lungo termine, il 65% di tutto il mercato delle ibride del nostro paese”

Quali sono i mercati europei dove le ibride vanno meglio?
“In assoluto la Norvegia è il miglior esempio di come buone politiche di sostegno e sviluppo a favore di motorizzazioni a basso impatto ambientale possano dare ottimi risultati. Non scordiamoci di come la Norvegia sia il quarto mercato mondiale delle plug-in e addirittura la prima al mondo per veicolo elettrico pro-capite (21 x 1000), con una quota dell’elettrico del 12,83%. A parte la Norvegia, dal secondo al quinto posto per peso dell’ibrido, troviamo nell’ordine Svezia, Paesi Bassi, Finlandia, Svizzera, con quote di mercato dal 3% al 5,6%. L’Italia è undicesima con una quota dell’1,81%.”

Nel frattempo l’industria automobilistica ha deciso di puntare anche sull’ibrido plug-in, ricaricabile anche a una presa di corrente o a una colonnina in strada. Quanto vale oggi l’ibrido plug-in in Europa?
“Sempre nei primi 20 paesi europei, le plug-in a fine ottobre 2016 sono 80.026. Il Regno Unito è quello che ne immatricola di più (22.501), seguito dalla Norvegia (17.195). Tutti gli altri paesi sono al di sotto delle 10.000 immatricolazioni. Guardando però al peso delle plug-in rispetto al resto delle ibride per singolo mercato, la Norvegia torna prima assoluta con un altissimo 60,96%, seguita da lontano da Svezia (39,85%), Belgio (35,53%), Paesi Bassi (34,43%) e Regno Unito (34,12%). L’Italia è penultima e diciannovesima con solo il 2,73% di quota per le ibride plug-in rispetto alle altre ibride”

Cosa dobbiamo aspettarci per le ibride nei prossimi anni in Europa e in Italia?
“Riduciamo il perimetri di analisi ai seguenti 7 paesi europei, ovvero Germania, UK, Francia, Italia, Spagna, Belgio e Paesi Bassi. Il totale delle immatricolazioni per questi sette paesi chiuderà il 2016 al di sotto dei 12 milioni di vetture e veicoli. Solo nel 2019, secondo i nostri dati, si riuscirà a superare tale soglia ma di fatto il mercato rimarrà stabile con una leggerissima crescita. Guardando alle ibride, nei prossimi anni il valore medio degli eventuali incentivi è prevedibile attendersi che andrà diminuendo, fino ad azzerarsi a favore delle ibride plug-in e soprattutto delle elettriche. Anche la risposta del consumatore in termini di maggior prezzo che è disposto a pagare per avere un veicolo a basso impatto ambientale sarà nettamente a favore dell’elettrico puro e decisamente bassa, se non nulla, per veicoli ibridi. Se, come gli analisti stimano, nel 2022 le infrastrutture di ricarica non saranno più un problema, forse l’ansia da autonomia che oggi frena tanto l’elettrico potrebbe lasciar spazio a uno scenario ben diverso da quello odierno, sempre a patto che un veicolo elettrico, per esempio di segmento B, non costi più di 1.000 euro rispetto al suo corrispondente a benzina o diesel. In altre parole: se nei prossimi anni la crescita dell’ibrido non sarà forte sarà solo perché l’elettrico avrà ricevuto la maggior parte o tutti gli incentivi governativi e che le infrastrutture di ricarica siano finalmente sufficienti a farci dimenticare dell’ansia da autonomia”

Auto ecologiche in Italia e in Europa: ibride sì, elettriche no

Tranne che in Francia, dove le elettriche sono favorite, nel resto d’Europa la crescita delle auto ecologiche è merito delle ibride. Ma senza il sostegno dello Stato il mercato langue

di Salvatore Saladino, Country Manager di Dataforce Italia

Nonostante si faccia un gran parlare di auto a impatto ambientale zero, in Europa, tranne in casi molto particolari, di auto a emissioni zero o prossime allo zero se ne vendono assai poche: se limitiamo l’analisi ai cinque Paesi del Continente più importanti nelle vendite (Germania, Regno Unito, Francia, Italia e Spagna), sugli oltre 5 milioni di auto immatricolate solamente 140.000 circa sono ibride o elettriche. Il che rappresenta una quota marginale: lo 0,4% per le elettriche e il 2,3% per le ibride. Ma, numeri a parte, la situazione appare differente da Paese a Paese, perché molto influenzata dalle politiche fiscali e di sostegno intraprese dai governi, con la Francia che punta più sull’elettrico che sull’ibrido, grazie anche ai forti investimenti che il primo costruttore transalpino (Renault) ha compiuto su questo tipo di alimentazione e la Gran Bretagna che continua a essere la nazione con il tasso di crescita maggiore per le ibride.
La situazione italiana è fortemente influenzata dagli incentivi statali, che sono pressoché assenti (è in vigore solamente l’esenzione dal bollo per 5 anni per i veicoli elettrici). Acquistare un’auto a impatto zero nel nostro Paese, dunque, è una scelta “idealogica”, oppure imposta dalla car policy aziendale. Infatti il trend del 2016 indica che le vendite di auto elettriche sono in flessione di quasi il 18% tra i privati, mentre gli acquisti aziendali addirittura del 43%. Situazione diametralmente opposta per le ibride, dove l’Italia fa un balzo in avanti del 59% tra i privati, raggiungendo a fine anno, secondo il forecast di Dataforce, gli stessi volumi di vendita tra i privati di Germania e Regno Unito (attorno alle 25-27.000 unità), e crescerà di una percentuale simile anche nel comparto aziendale (+57%), sfiorando le 10.000 nuove targhe entro dicembre. Il trend di crescita italiano nelle ibride è quindi di gran lunga il migliore nell’Europa che conta automobilisticamente.
La Francia, che ha puntato tutto sull’elettrico, a fine anno immatricolerà 14.000 auto a impatto zero con i privati e 5.300 a utenti business, con un tasso di crescita di circa il 50%, mentre le vendite saranno pressoché costanti per le ibride immatricolate dai privati (-1,8%) e in netta flessione sulle aziende (-16,4%). Questo risultato è, naturalmente, la conseguenza della politica di incentivazione, che prevede un contributo all’acquisto (a fronte della rottamazione di una diesel di almeno 10 anni), di ben 10.000 euro, più l’esenzione totale della tassa di immatricolazione e l’annullamento della company car tax.
In Germania l’auto elettrica cresce forte in termini percentuali tra i privati (+44%), ma si tratta di volumi minimi (circa 3.700 le nuove targhe previste entro la fine del 2016, contro le 15.000 della Francia) e molto meno tra le flotte (+10%, per un totale di poco più di 1.000 auto). Nelle ibride, invece, la Germania raddoppia le vendite ai privati e cresce del 25% nel comparto aziendale, per un totale di circa 26.000 nuove targhe. Gli incentivi, nel caso della Germania, sono meno efficaci perché meno generosi: 4.000 euro per le auto elettriche e 3.000 per le full hybrid. Importi che sono equamente divisi tra Stato e Costruttori.
In Spagna, il Plan Movea a sostegno di tutte le auto a impatto zero o a basso impatto ambientale ha esaurito i fondi messi a disposizione dal Governo in pochi mesi: si trattava di incentivi “pesanti”: fino a 5.500 euro. In Spagna le vendite di auto elettriche sono quasi raddoppiate (a fine anno saranno quasi 600 per i privati e poco più di 1.000 per le aziende): si tratta però di numeri piccoli.
La Gran Bretagna, dopo anni di crescita delle elettriche, nel 2016 fa segnare una pausa di riflessione tra i privati (-3%), mentre aumentano le vendite nelle flotte (+30%). Tra le ibride, invece, la crescita è notevole nelle immatricolazioni business (+57%) e più costante tra i privati (+14,3%). Il Regno Unito si conferma la nazione di riferimento nelle ibride, con un totale che a fine anno raggiungerà le 65.000 unità. Il piano inglese di incentivi statali è articolato e generoso: fino a 8.000 sterline (al cambio attuale sono circa 8.800 euro) per l’acquisto, più le esenzioni sulla tassa di circolazione e del fringe benefit, l’ammortamento del 100% del costo d’acquisto nel primo anno se il veicolo emette meno di 75 g/km di CO2.

Il caso Norvegia

Se si considera il numero di abitanti, la Norvegia è il primo Paese al mondo come circolante di veicoli elettrici. Grazie a una politica statale di sostegno, l’obiettivo di avere 50.000 veicoli elettrici in circolazione entro il 2018 è stato raggiunto già il 20 aprile dell’anno scorso. Quest’anno, nei primi otto mesi, sono state immatricolate 37.000 auto a basso o zero impatto ambientale: quelle diesel sono state 52.000 e quelle a benzina 33.000. Con una quota di mercato per ibride ed elettriche, dunque, di ben il 30%. Gli incentivi esentano da qualsiasi tassa (inclusa l’Iva all’acquisto che in Norvegia è del 25%), dal bollo, dai parcheggi, dai pedaggi autostradali e persino dal pagamento del biglietto sui traghetti.